Published On: mer, Lug 25th, 2007

Sorrisi smaglianti e promesse. Alla vigilia delle elezioni il sindacalista ti stratta così


Avvertenza: I personaggi e i fatti riportati nelle pagine del “Diario di Piero” sono immaginari ma autentica è la realtà che li produce.

Milano, 25 luglio ? Sono entrato in quella stanza per sbaglio, per cercare un collega. Mi sono ritrovato davanti a tre autorevoli  sindacalisti, uno dei quali aveva le sembianze di un residuato  bellico degli Anni Settanta. Una sorta di indiano metropolitano con  jeans attillati e sdruciti. Ai suoi lati stavano gli altri due, più giovani e ossequiosi. Una composizione umana che aveva qualcosa  di sacro.

L’indiano mi ha guardato fisso negli occhi e poi ha  detto: «Figliuolo di cosa hai bisogno? Siediti, siamo qui per  aiutarti». Sono rimasto un po’ frastornato ma ho  risposto: «Veramente sto cercando un collega. Si è infilato in una di queste stanze per sbrigare delle pratiche ma non riesco a  trovarlo». E l’indiano: «Figliolo, siediti. Questo è il posto giusto per aspettare il tuo amico. Tutti prima o poi finiscono  in questa stanza. Come ti chiami?»

Mi sono seduto. L’indiano e i due discepoli hanno iniziato a  rivolgermi domande a raffica, in particolare per conoscere la mia  situazione lavorativa. Ho risposto che non potevo lamentarmi. Uno  dei discepoli con una smorfia: «Sei sicuro di non avere bisogno di  aiuto perché possiamo veramente fare qualcosa per te. Se non hai  problemi perché sei entrato in questa stanza? Non può essere un  caso. Non essere timido, parla apertamente dei tuoi problemi».

Ho pensato di essere vittima di uno scherzo. L’indiano si è alzato di scatto dalla scrivania, si è avvicinato ed ha allungato un dito fino quasi a toccarmi il naso. «Non abbiamo amici nella tua  redazione. Tu potresti essere il nostro referente in vista delle  prossime elezioni. Devi farmi avere al più presto un tuo curriculum  vitae, magari riesco a farti compiere qualche passo in avanti nella  redazione».

In quel momento è entrato il mio amico. L’indiano l’ha guardato  dritto negli occhi e: «Figliuolo, siediti ti aspettavamo. Gli
amici degli amici sono nostri amici. Di cosa hai bisogno? Siediti».

La stessa scena, la stessa proposta in vista delle elezioni. Ho  provato un forte senso di disagio. Io e il mio collega siamo andati  via salutati con amichevoli pacche sulle spalle e sorrisi così ampi e luminosi da fare invidia al presidente del Consiglio.  Cercavano proseliti e stranamente in quei giorni anche per chiedere  le cose più banali prima o poi si finiva in quella stanza.

È tutto per oggi

Danilo Lenzo

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