Per giocare la partita ci vuole l’IVA

Avvertenza: I personaggi e i fatti riportati nelle pagine del “Diario di Piero” sono immaginari ma autentica è la realtà che li produce.

Milano, 22 maggio – Marisa Guttari, 30 anni, giornalista professionista, è stata obbligata ad aprire la Partita Iva in cambio di una collaborazione di appena 930,00 euro al mese. Era a spasso da troppi mesi, dopo aver terminato una sostituzione di maternità in un quotidiano provinciale della Lombardia.

Mi ha spiegato che dalle sue parti si dice “piuttosto che niente, meglio piuttosto”. Ecco perché ha accettato di aprire la Partita Iva, con tutti i costi e le incombenze che comporta, come richiesto dai dirigenti di “Working in Black”, un’affermata società di Milano che realizza articoli e servizi giornalistici per conto terzi. Invero, Marisa ha prima cercato di guadagnare tempo poi ha ceduto per necessità.

La società impone l’apertura di Partita Iva ai propri giornalisti collaboratori che sono inquadrati come liberi professionisti che svolgono attività di consulenza. In realtà, questo meccanismo nasconde un rapporto di lavoro subordinato, continuativo ed esclusivo, tanto che i circa 15 giornalisti a disposizione rispettano stressanti turni giornalieri, festivi compresi.

La redazione fino allo scorso anno era operativa sette giorni su sette dalle 6 alle 22, con due turni di 8 ore ciascuno. Adesso è stato inserito anche il terzo turno per coprire la fascia oraria dalle 22 alle 6 del mattino, un dramma per le giornaliste perché la redazione si trova in una zona periferica e malfamata di Milano.

Marisa Guttari ha detto che piange con un occhio solo perché almeno alla “Working in Black” guadagna abbastanza per tirare avanti. Non solo: almeno in questa società i presunti collaboratori sono tutti giornalisti rispetto ad altre realtà milanesi dove il 99% del lavoro di redazione è svolto da personale non qualificato e sottoposto a un continuo turn over.

È tutto per oggi

Danilo Lenzo

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